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Sono sempre stato affascinato dal gioco degli scacchi.
Da bambino sognavo di diventare un campione. A quindici
anni sono andato da un grande giocatore. Mi ha fatto vedere la sua biblioteca
di scacchi, tremila libri, dicendomi: "Intanto ne devi leggere la
metà; poi devi giocare tutti i giorni con giocatori più
bravi di te". A quel punto ho rinunciato. Avevo già
in mente la possibilità di scrivere e, come Ercole al bivio, ho
scelto la scrittura.
{BIOGRAFIA} |
![]() Pontiggia nel 1944 |
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MAPPA SITO |
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Scrittura e scacchi sono percorsi diversi, ma hanno molti punti di intersezione. Per esempio, negli scacchi è importante l'apertura: non si possono sbagliare le prime mosse per non pregiudicare l'intera partita. Anche nello scrivere è importante partire con il piede giusto. E questo lo dicono tutti quelli che scrivono con ambizione perché l'attacco apre delle possibilità precluse a chi dovesse muovere inizialmente i pezzi sbagliati. |
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Un'altra analogia fra scacchi e scrittura è
l'obiettivo. Lo scacchista si prefigge la morte dell'avversario. "Scacco
matto", in iranico, significa "il re è morto".
Scrivere è una sfida idealmente mortale in cui uno può non
giocarsi tutte le sue carte, ma quelle più importanti sì. Non può
sapere come si conclude la partita. Ogni mio romanzo, ma anche
ogni saggio, è per me un viaggio di cui conosco il punto di partenza,
ma non la meta.
{BIBLIOGRAFIA Il giocatore invisibile} |
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